I peggiori titoli dell’S&P500 nel terzo trimestre: cosa ci dicono del mercato

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Lo S&P500 ha appena chiuso il suo terzo trimestre consecutivo in positivo, con un rendimento totale dell’1,7% nel periodo. Nonostante le tensioni commerciali globali e le preoccupazioni sul piano geopolitico, il 43% dei componenti di S&P500 ha effettivamente generato rendimenti complessivi negativi nel trimestre.

Qui evidenziamo il peggiore decile dell’indice, con i 50 titoli con i peggiori rendimenti totali trimestrali.

Da questo elenco possiamo estrarre alcune linee di tendenza:

Rispetto all’importanza del titolo, sicuramente dobbiamo registrare la correzione di circa il 30% di Netflix (NFLX), il settimo peggior titolo dell’indice nel trimestre. La concorrenza nel settore dello streaming di contenuti di intrattenimento sta diventando sempre più intensa, con una serie di player incumbent, come Netflix ed Amazon, che sfidando il modello di business di player come Disney in un gara che vede i margini di tutti sotto forte pressione.

Nonostante lo spike a rialzo registrato dopo l’attacco drone delle infrastrutture energetiche saudite, un quinto dei titoli di questo decile appartiene al settore energy.

Prosegue la negatività del settore healthcare, che pesa per il 35% di questo elenco, con il gigante farmaceutico Pfizer (PFE).

Non sorprende invece che il taglio dei tassi abbia avvantaggiato il settore immobiliare e quello delle utilities, due settori sensibili ai tassi di interesse.

Il settore Consumer ha fatto bene ma alcuni player continuano a sentire la morsa della transizione dal tradizionale commercio dal dettaglio a quello online. Quattro dei dieci titoli peggiori – Ulta Beauty (ULTA), Macy’s (M), L Brands (LB) e Under Armour (UAA) – sono rivenditori di abbigliamento e prodotti di bellezza al dettaglio.

Nel complesso, il trimestre che si è chiuso ha messo in luce uno scenario di crescente prudenza da parte degli investitori, con un’evidente uscita dai settori più ciclici (Consumer Discretionary, Energy e Technology) a favore dei settori più difensivi e maggiormente influenzati positivamente da un calo generalizzato dei tassi d’interesse. Per queste ragioni continuiamo a preferire titoli con caratteristiche più difensivi, alti payout e dividend yield, business solidi e un forte track record di aumenti dei dividendi anche nelle fasi di rallentamento economico.

A cura di

Edoardo Fusco Femiano

Market Analyst

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