Market Report 26/06/2019

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I mercati continuano a correggere, spinti in misura particolare dai toni poco accomodanti di Jerome Powell e James Bullard. Nella giornata di ieri, sia il Governatore della Fed che il Presidente della Fed di Saint Louis hanno espresso contrarietà rispetto all’ipotesi di un taglio dei tassi d’interesse nell’ordine di 50 punti base. Nello specifico, Powell ha voluto rimarcare l’indipendenza della Fed rispetto alla politica, a seguito della critiche di Trump. Bullard ha invece sottolineato come un taglio nell’ordine dei 25 punti base sia decisamente più appropriato.

Di conseguenza, gli indici americani hanno chiuso in deciso calo, con il comparto bancario in ribasso, anche alla luce delle crescenti tensioni in Medio Oriente e quelle commerciali, che hanno contribuito ad appesantire il sentiment del mercato. Nel complesso, i mercati danno per scontato un taglio per la prima volta dalla crisi finanziaria del 2008 e, nello specifico, stimano il 40% di probabilità di una riduzione di 50 punti base, stando all’andamento dei Fed Funds. Sul fronte commerciale, alti funzionari americani hanno detto che il presidente Donald Trump è “a suo agio con qualsiasi esito” dei colloqui con la controparte cinese.

I prezzi del petrolio sono rimasti in lieve calo, in un contesto in cui pesano i timori sul calo della domanda e l’impegno dell’Arabia Saudita di compensare per ogni carenza in paesi colpiti dalle sanzioni, mentre il mercato ignora i rischi alle forniture legati alle nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti all’Iran. I dati sull’attività manifatturiera pubblicati ieri dalla Fed di Dallas si sono aggiunti ai timori di una riduzione della domanda di greggio dovuta alle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti.

In Europa, il ministro dell’Economia italiano Giovanni Tria ha ribadito che il governo non vede ostacoli a un accordo con la Commissione europea per evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo. Intervenendo ad un convegno, il ministro ha messo in evidenza, in ordine al target sul deficit per il 2019, che per un’economia a crescita zero come quella italiana, un obiettivo al 2,1% del Pil è “più che prudente”.

Gli unici dati macroeconomici rilevanti in uscita oggi sono gli Ordini di Beni Durevoli e le scorte settimanali di petrolio, entrambi provenienti dagli Stati Uniti

A cura di Edoardo Fusco Femiano Market Analyst eToro

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