May vicina alle dimissioni, FED prudente su crescita USA nel secondo trimestre

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Mercati finanziari in sostanziale lateralità in un clima di perenne attesa sul fronte degli sviluppi commerciali. Permane la forte impressione che si vada verso un’escalation delle tensioni commerciali, che sempre più coinvolge grandi brand al livello globale, in ultimo Panasonic.  Fuori dal conflitto commerciale, da registrare le dimissioni del Ministro per i Rapporti col Parlamento britannico, Andrea Leadson, con le dimissioni di Theresa May che sempre più sono un’ipotesi realistica. In questo senso, continua il crollo della Sterlina, ai minimi da 4 mesi sia contro euro che dollaro.

Ovviamente il tema di giornata era la pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione del FOMC negli USA. Dal verbale emerge che l’approccio “paziente” sulla politica dei tassi è giudicato appropriato “per il momento”, che al momento si trovano dove furono portati nel Dicembre 2018, al 2,25-2,5%.

Il documento continua a mostrare un certo ottimismo da parte dei vertici della Fed sulle previsioni economiche per il 2019. Tuttavia, tali valutazioni risalgono a pochi giorni prima della decisione di Trump di alzare i dazi cinesi dal 10% al 25% su $200 miliardi di prodotti cinesi e di bloccare le attività di Huawei e, in più di una circostanza abbiamo sottolineato con un conflitto commerciale cambia radicalmente le prospettive economiche globali.

L’inflazione resta l’osservato speciale, con i membri del FOMC che sottolineano che i segnali di rialzo «sembrano essere transitori». L’approccio prudente, di conseguenza, è giustificato alla luce del “buon andamento dell’economia americana e del forte livello di occupazione, con l’inflazione vicina al target del 2% della Fed”. Ciononostante, la misura preferita dalla Fed sull’inflazione, il PCE core, se si esclude cibo ed energia, è salito dell’1,6% a Marzo rispetto a un anno prima, meno del +1,8% registrato a gennaio e del +2% registrato a dicembre. I membri del FOMC hanno inoltre sottolineato che se l’inflazione non si risolleverà nei trimestri a venire, le aspettative sul dato “potrebbero agganciarsi su livelli inferiori” alla soglia annua del 2%.

Il FOMC ha anche sottolineato che «le politiche commerciali e gli sviluppi economici esteri potrebbero muoversi in direzioni che hanno effetti negativi significativi sulla crescita economica degli Stati Uniti» e che quindi la forza dell’economia americana evidenziata nel primo trimestre 2019 potrebbe vedersi ridimensionata. Da ricordare che il PIL USA nel primo trimestre è cresciuto grazie all’aumento delle scorte e delle esportazioni nette ma che contributi più modesti al PIL sono venuti dai consumi e dagli investimenti aziendali, suggerendo una possibile moderazione della crescita nel secondo trimestre.

Tra i principali dati in uscita nella giornata di oggi, il PIL del primo trimestre della Germania, gli indici PMI di Germania, Francia ed Eurozona e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti

A cura di Edoardo Fusco Femiano Market Analyst eToro

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